A Catania splende sempre il sole
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Black Friday – testimonianze dal catanese

Blog di reminiscenza familiare

Black Friday – testimonianze dal catanese

ATTENZIONE: PURTROPPO I FATTI NARRATI IN QUESTO TESTO SONO REALMENTE ACCADUTI E OGNI RIFERIMENTO A PERSONE ESISTENTI NON E’ CASUALE MA REALE.

Mentre a Palermo si litiga per chi riesce a riempire per primo un carrello della spesa con bottiglie di olio scontate del 2×1 che sembra che persino il comitato olimpico internazionale voglia inserire una disciplina tra le competizioni delle prossime Olimpiadi eliminando finalmente il lancio del giavellotto a favore del lancio della bottiglia d’olio di semi, è di qualche giorno fa la notizia che Catania è stata eletta la peggiore città per stile di vita di tutta Italia. La notizia ricade in un periodo dell’anno molto delicato, ovvero la settimana del Black Friday, evento importato dall’America in cui si applicano sconti straordinari su tutti i prodotti in vendita.

Mi rimbomba in mente la voce di mio padre che prova a rassicurarmi: lì fanno lo sconto pure sugli spazzolini da denti, ci sta che fai il 30 sui paradenti.

Settimana impegnativa. Comincia lunedì, quando una signora sceglie un completo da palestra e si lamenta che con ogni probabilità venerdì lo comprerebbe con lo sconto…

No, questa triste storia comincia il venerdì prima.
PREAMBOLO -7 GIORNI: una cliente dopo aver provato ben sette modelli di scarpe misura 38,5 ne sceglie una e la porta alla casa dove chiede: ma non è che tra una settimana è con lo sconto?
Chi lo sa, ho risposto, per non perdere la vendita, me lo comunicano il giorno prima cosa andrà in saldo.
Guardi che io per il Black Friday torno eh!

LUNEDI PM: la signora del completo vuole sapere se sarà con lo sconto perché se no sarebbe un’ingiustizia bella e buona.
Vero, verissimo ma tutto dipende dalle esigenze, vede signora, io ieri ho comprato il giubotto a mio figlio perché quello che aveva era piccolo e comincia il freddo, e signora, per amore di vestirlo e non fargli sentire freddo l’ho comprato senza sconto. E poi quella maglia è l’ultima non è detto che la trovi tra quattro giorni.
-E perché in caso non me la mettete da parte?
No, no signora non funziona così sa, funziona che se la trova magari la compra con lo sconto, se le serve la prende ora.
L’ha comprata ma l’incasso del lunedì è stato pessimo. Così mi decido, stampo i volantini del Black Friday, erroneamente scritto Fryday, e martedì mattina si comincia con la Black Week.

La settimana nera. Chi fa questo lavoro in una città come Catania penso possa capire il senso di delusione che si prova quando si tirano le somme e si stilano le classifiche finali:

  • Fuori dal podio come richieste della delusione: avete occhialini occhialini occhialini occhialini e nemmeno comprano quelli da 15 ma rigorosamente quelli da 10 euro.
  • Terzo classificato: il ragazzo che mi chiede un paradenti dal costo di 3,70 euro e si compra anche le bande per la boxe, 5,90 euro.
  • Seconda classificata: la mamma che con la bimba, affannate per aver attraversato di corsa, chiede se c’è il black friday. Si. Che sconto fate? Il 30 su tutto. Ah perfetto, mi serve un tappanaso. (E non compra nemmeno quello da 7 euro ma quello da 2,20 che mia madre le fa pagare 2 euro)
  • Prima classificata assoluta con premio al valore: la signora anziana che sul termine del venerdì compra una pallina antistress in spugna dal costo di 1,30 euro, e mi domanda espressamente lo sconto.

Il Black Friday dei poveracci.

Nel frattempo queste tipologie di iniziative chiamano purtroppo tutta una serie di personaggi di dubbio spessore intellettuale, tra cui:

  • La vecchia di mercoledì mattina che mi chiede un pantalone in pile. Cerco di spiegare che ormai esistono tessuti molto più tecnici del pile e che ci sono solo le giacche o le felpe. Ma lei vuole un pantalone pesante in pile. Le dico che ho ottime alternative come quelli felpati, cotone 290 gr delle migliori marche. No, vuole il pile. Le dico che non ce l’ho. Lei risponde: vuol dire che me lo andrò a comprare a Londra. Rimango sospeso in una dimensione lontana in attesa che mi venga qualche cattiveria da rispondere ma nulla, non c’è nulla e dico soltanto: vabbene. Almeno non mi ha chiesto se il pile è cotone.
  • Un’altra vecchia, avranno aperto i pensionati per il Black Friday, che chiede alla mia collaboratrice il prezzo di uno scaldacollo. Perché non c’è scritto? Signorina è la legge dovete scriverlo! Vi piace truffare le persone! La collaboratrice la interrompe e mi chiama. Io allargo le braccia. Sono lurido perché il giorno prima è arrivata tutta la consegna montagna, 70 colli di giacche a vento, calze, completi intimi. Sono impresentabile, sembro uscito da dentro uno di quei scatoloni piegati per terra, ho pezzi di plastica apposto della barba. Signora, esordisco, la prego abbia un po’ di cuore! Faccio un poco di teatro. Se proprio vuole vedere i prezzi torni domani che come nostra consuetudine (che bella parola consuetudine suona quasi confortante e poi sono sicuro che qui meno della metà delle persone sa cosa significhi) le farò trovare tutto il nuovo reparto prezzato. Non è tornata.
  • Ennesima signora in là con l’età che vuole il pantalone felpato, no questo è troppo pesante, no questo è troppo leggero passando dalle classiche domande: ma è cotone cotone? Cotone cotone! rispondo. Ma io cercavo una via di mezzo. Signora per me non esistono vie di mezzo.
  • L’ennesima signora che entra trafilata, ha due minuti prima che passi l’autobus per Messina. Ci sono felpe? Posso provarla? Certo! L’aiuto a infilarla quando comincia a urlare: oddio l’autobus l’autobus! E scappa…con la felpa indosso. SIGNORA, la chiamo. La felpa però è mia, dovrebbe levarsela. Oddiooo mi perdoni non ci avevo pensato sa già ho perso due corse! Eeeh sospiro.
  • E poi i buoni. Venerdì (giornata ufficiale del Black Friday che per l’appunto significa Nero Venerdì e non perché è nero sul calendario ma perché in America era il primo giorno di Novembre in cui i commercianti scrivevano nero e ringrazio Costa per la dritta) mi rientra un buono di 16 euro e qualche cent di più di due anni fa, peccato non fosse datato, ma firmato da mio fratello che non lavora con me da tanto tempo. Quindi! Avrà speso almeno cento euro, mi chiede lui ridendo al telefono. Macché forse una decina per differenza.

Per me – che ho promesso al santino di Elvis che custodisco dentro al portafogli di essere sempre onesto e sincero con tutti – è stata una prova molto dura da superare senza ferire qualcuno. Giusto qualche frecciatina sarcastica colpa della mia immaturità.

Concludo con una perla tutta catanse tratta da una breve ma illuminante discussione al Chiosco di Parco Falcone (come sanno essere illuminanti molte brevi discussioni al chiosco):

-Ma cchi è sto big friddu? Black fritturi? Friddiai? Comu si rici?
-Ma cos’è questo big freddo? Black £$&%? Fr@#§*? Come si dice?

-Black Friday! Una giornata di saldi speciali…

-Eh ma prima dei saddi ci vulissuru i soddi!
-Eh ma prima dei saldi ci vorrebbero i soldi!

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